L’uomo, dalla notte dei tempi, falsifica, inventa, inganna.
Questo Museo racconta di come l’uomo sia riuscito a cambiare il corso della storia usando il falso.

Qui i visitatori potranno sviluppare una visione critica, con una vera e propria palestra maieutica, per apprendere l’arte di interrogare, consentire l’esercizio del porre domande, analizzare e sviluppare competenze, per allenarsi a costruire criticamente il proprio punto di vista, soprattutto nel caso di bambini e ragazzi. Per questo, ogni stanza del Museo propone interrogativi e domande, oltre che narrare e informare.
Il Museo del Falso ha un valore scientifico, perché la tendenza a ingannare i propri simili è una delle caratteristiche più tipiche dell’uomo. Se è vero che anche tra gli animali esistono meccanismi istintivi di inganno, come la mimetizzazione, nessun altro essere vivente è capace di mentire e dissimulare con la frequenza e l’intenzionalità dell’essere umano. L’uomo lo fa per molte ragioni: difendersi, attaccare, arricchirsi, divertirsi. Proprio per questo al Museo del Falso esploreremo un aspetto culturale e antropologico fondamentale della nostra specie.
Oggi più che mai è utile conoscere le tecniche con cui l’uomo ha sempre ingannato i propri simili durante il corso della Storia. In un’epoca in cui ognuno di noi è investito da un flusso di informazioni continue, e in cui la notizia falsa rischia di avere lo stesso spazio e la stessa verosimiglianza della notizia più affidabile, come difendersi? Come capire e giudicare?
Vogliamo definire il concetto di falso, perché esiste una differenza tra dire “Questo è falso” e dire “Questo è un falso”.
La prima affermazione implica un tasso di intenzionalità, è scoprire che qualcosa che si credeva vero non lo è.
La seconda si riferisce invece a qualcosa che si presenta volontariamente come un falso, come ciò che non è.
Eccovi degli esempi:
La Donazione di Costantino è un falso, perché è un’opera di fantasia che si presenta come documento veritiero. Le esplosioni di Mission Impossible sono false, ma non sono dei falsi, perché il regista non ha mai cercato di convincerci che si trattasse di un documentario. Al contrario, le foto dei regimi da cui venivano fatti sparire i dissidenti sono un falso, perché si aveva la pretesa di cambiare la percezione della realtà. E in ultimo: non è possibile considerare dei falsi le opinioni errate degli antichi, le loro ipotesi scientifiche, i loro culti religiosi, perché non erano tentativi di inganno.
Il Museo del Falso, dunque, si occupa dei falsi nell’accezione appena indicata.
L’intenzione è quella di dimostrare quanto essi abbiano pesato sulla Storia, talvolta in senso negativo, perché è sui falsi che spesso si sono basate guerre o eccidi, altre in senso positivo, dato che i falsi hanno portato a scoperte geografiche, a creazioni artistiche.
In un’epoca in bilico tra reale e virtuale, il visitatore scopre che il sogno, l’immaginazione, la bugia contano.
Il Museo diventa non solo un’arma di autodifesa contro le imposture odierne, ma un invito alla responsabilità: se è vero che l’uomo non può fare a meno di immaginare, almeno che immagini “bene”, perché con l’immaginazione a volte si finisce per fare la Storia.

 

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